Transumanza – Premio Letterario Nazionale Festival dell’Erranza 2020

Avviso

Informiamo che la nuova data ultima per l’invio degli scritti riguardanti il Premio Letterario Nazionale Festival dell’Erranza 2020 dedicato alla Transumanza è il 10 settembre 2020.

 

Festival dell’Erranza VIII edizione Piedimonte Matese (CE)

Premio Letterario Nazionale Festival dell’Erranza 2020 dedicato alla Transumanza: scritti entro il 15 giugno (comunicato stampa)                         

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– Regolamento (Premio Letterario Nazionale Festival dell’Erranza 2020)

Art. 1 – ORGANIZZATORE

In occasione della proclamazione della Transumanza quale patrimonio culturale immateriale dell’Unesco, l’Associazione Erranza bandisce il “Premio Letterario Nazionale Festival dell’  Erranza 2020”. Lo scopo del concorso è di dare voce a scrittori che vogliano contribuire alla conoscenza e all’approfondimento del tema prescelto per questa edizione…

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– Modulo di partecipazione (Premio Letterario Nazionale Festival dell’Erranza 2020)

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Comunicato stampa

28 agosto 2020

Fino al 10 settembre è possibile partecipare al “Premio Letterario Nazionale Festival dell’Erranza 2020” dedicato alla Transumanza. Scopo del concorso – riservato a scritti inediti – è dare voce ad Autori che vogliano contribuire alla conoscenza e all’approfondimento del tema prescelto per questa edizione, in seguito alla proclamazione della Transumanza quale patrimonio culturale immateriale dell’Unesco

Il concorso, a sezione unica, è dedicato a racconti, poesie o saggi in lingua italiana; gli elaborati partecipanti devono contenere argomenti inerenti la pastorizia e l’allevamento, il mondo agro silvo-pastorale, il paesaggio appenninico (nelle forme più libere possibile), così da contribuire alla conoscenza e all’approfondimento della transumanza.

Scrivere è anche una espressione concreta di partecipazione: raccontare la Transumanza, in qualsiasi forma, è un atto di amore per le tradizioni della propria terra e una testimonianza della volontà di valorizzare il patrimonio dell’umanità.

La cerimonia di premiazione si svolgerà a Piedimonte Matese (CE), in occasione di un evento organizzato dal Festival dell’Erranza, diretto da Roberto Perrotti.

La Giuria – presieduta da Giorgio Agnisola e composta da Mary AttentoAlberico BojanoLidia Luberto e Nicola Sorbo – selezionerà e identificherà i primi tre classificati, i quali beneficeranno della pubblicazione gratuita dei loro elaborati presso la casa editrice Erranza Edizioni. Il libro, inserito nel catalogo della casa editrice, verrà altresì presentato nel corso di una manifestazione a cura dell’editore. Ai vincitori, inoltre, sarà conferito un diploma di merito e aggiudicato un buono spesa – di diversa entità, a seconda del premio assegnato – da utilizzare presso le Librerie Feltrinelli.

Per informazioni, visitare la sezione dedicata al Premio nel sito www.festivaldellerranza.it (https://www.festivaldellerranza.it/premio-letterario-nazionale-festival-dellerranza-2020/), oppure scrivere a associazionerranza@gmail.com, o seguire i social del Festival dell’Erranza.

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La transumanza nel Patrimonio Unesco, da Piedimonte Matese l’idea di un ‘cammino narrante’

[articolo tratto da Clarus on line]

Nove anni fa la ‘transumanza’ era riflessione comune tra i promotori di quello che sarebbe divenuto il Festival dell’Erranza, manifestazione letteraria sul tema del ‘viaggio’ che porta la firma del direttore artistico Roberto Perrotti. Oggi se ne torna a parlare in maniera nuova: a primavera un seminario sul tema a firma dell’ormai famoso Festival giunto quest’anno alla VII edizione.
Matese è anche transumanza e con essa storie di pastori e famiglie, e animali e strade percorse, quindi intrecci invetiabili con abitanti e case, intrecci di stagioni e di colori…
Transumanza è cammino, ed è procedere; spostarsi alla ricerca di un luogo e un tempo migliori che garantiscono futuro e vita…
Un impeto acceso e lento, scritto nella carne di chi ha vissuto la montagna e ad essa ha dato un’anima, attraversandola in silenzio o fischiando, sussurrando preghiere o dialogando con il vento. Un procedere di tempo e di spazi appena proclamato Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco
Una notizia che ci tocca, ci fa rialzare la testa rispetto alle origini di molti matesini dei diversi versanti…

Abbiamo scelto di parlarne con una voce che ben rappresenta l’esperienza e la logica della trasnumanza e che ha tradotto con arte – elevando il comune procedere delle greggi e dei suoi uomini – ad un’esperienza nobile: il camminare che diventa voce narrante di storie antiche e moderne, di saperi e di culture.
Si tratta di Roberto Perrotti, psicoanalista, scrittore, e direttore del Festival dell’Erranza, esperienza letteraria che da 7 anni tocca la città di Piedimonte Matese di una carezza bella e gentile…
Un Festival che nasce proprio sulla identità transumante dell’uomo (poi tradotta con erranza) e che puntualmente, nelle sue edizioni non ha mancato di toccare direttamente il tema del cammino di greggi e pastori: nell’ultuima edizione infatti, la presentazione della rubrica Matese d’acqua dolce edita da Clarus, sugli abbeveratoi del Matese, ristoro e vita per uomini e bestie in oltre in secolo di storia…
L’intervista che segue ci è utile per un ritorno sul Festival dell’Erranza e per il lancio di una nuova idea…che naturalmente appartiene a questa kermesse e ai suoi ideatori.

La transumanza diventa patrimonio Unesco. Finalmente…!
Pioniere, lei insieme ad altri, di un’idea che oggi fa il giro del mondo perchè ‘transumanza’ è nella storia dei popoli…
Nell’apprendere la proclamazione della Transumanza come patrimonio culturale immateriale dell’umanità, ho ricordato il clima di nove anni fa, quando con alcuni amici si pensava alla linea da dare al nostro festival.
Seduti al tavolo di lavoro, coralmente, anche noi “ proclamammo” la Transumanza argomento fondante della nostra ricerca, che si sarebbe sviluppata nel più ampio progetto della rassegna. Le storie del pascolo, le migrazioni stagionali, la logica di continui spostamenti ci affascinava.
Il tratturo, opportunità d’incontro e osmosi culturale, era ai nostri occhi il luogo privilegiato dove poteva crearsi la dialettica fra scambio, identità e alterità.

In che modo avete tradotto negli anni del festival i temi ispirati dalla transumanza?
Abbiamo declinato negli anni alcuni temi custoditi nella parola erranza. Fra questi il disporsi al cammino, l’ospitalità, l’accoglienza, la dimora, la relazione con l’Altro, la definizione di confine. Argomenti che si ravvisano nell’esperienza della transumanza. Si pensi al suo infinto vagare, alla migrazione stagionale di greggi, mandrie e pastori. Si tenga conto delle loro soste in luoghi stabiliti, del loro rifugio nelle “ stazioni di posta”. Non sfugga il forte legame sociale e culturale che si stabilisce fra i pastori e gli abitanti delle zone attraversate e la conseguente attività economica favorita da un proficuo rapporto fra uomo e natura.

Un’esperienza ancora ‘in vita’ ma modificata negli anni e da molteplici fattori… Non crede?
A essere precisi, si è lontani da una transumanza incontaminata, che avrebbe mantenuto la sua “purezza arcaica”. Il purismo pastorale in fondo è una deformazione intellettualistica urbana. Nella realtà si assiste a una progressiva distruzione delle “ strade dei pastori”.

Gli spazi per la pastorizia si riducono e gli antichi tratturi sono stati sostituiti in parte da strade asfaltate. E poi la speculazione e la cementificazione hanno completato il quadro.
Non tutte le storie di transumanza sono storie di gioia.
Il gregge può infastidire gli abitanti dei borghi o determinare incidenti stradali.
Benché la strada della transumanza sia un palcoscenico che esprime fierezza e suoni di campanacci nell’aria, è pur vero che essa risulta pregna di fatica e di ansia, in particolare per il pastore che è al seguito del gregge. E’ nelle file ultime della carovana che si suda, si corre, attenti che nessun animale si infili dietro una rete o un guardrail. Spesso gli animali vengono fatti salire su appositi camion, operazione complessa e pericolosa.

Che cosa rimane dell’antica tradizione della transumanza?
Certamente la sua forma di Pascolo Vagante: mandrie e greggi che non hanno una sede fissa e praticano una perenne transumanza, accompagnati da asini, muli, cani e un contorno di altri animali di bassa corte.
Un lungo cammino che parte dagli alpeggi di alta quota e scende lungo le valli per arrivare in pianura, alla ricerca di erba per sfamare quotidianamente il gregge.
Anche in questo caso i problemi non mancano, nondimeno le esperienze di coraggiosi mandriani e pastori vaganti rappresentano il volano per il mantenimento di una tradizione millenaria, per lo sviluppo di un’economia agropastorale, per la valorizzazione del un agriturismo extra urbano con  attività di trekking e di turismo equestre.

Per il naturale legame con il tema, possiamo aspettarci qualche riferimento preciso sulla Transumanza che porti la firma del Festival dell’Erranza?
Sì. Abbiamo molte idee a riguardo. Si racconta nell’ambiente nomade che “ la malattia delle pecore” è molto contagiosa. È vero, la passione del loro allevamento, del loro cammino vagante e della vita pastorale in genere coinvolge fatalmente.
Intendiamo organizzare, fra le attività del festival dell’erranza, un incontro seminariale sulla transumanza, a Piedimonte Matese nella primavera del 2020 con la presenza di studiosi del settore per aprire un confronto critico sull’argomento.
Indiremo, inoltre, un concorso letterario per opere inedite sul tema della transumanza.
Il manoscritto prescelto sarà premiato con la pubblicazione presso la nostra casa editrice, dell’erranza edizioni.